Il reflusso gastroesofageo è una condizione molto comune caratterizzata dalla risalita di materiale acido proveniente dallo stomaco nell’esofago, dove esercita un’azione irritante.
Colpisce almeno due persone su dieci, ma la sua prevalenza è probabilmente più alta perché molti casi non giungono all’attenzione del medico. È leggermente più comune negli uomini rispetto alle donne e possono verificarsi anche casi di reflusso nei bambini.
Cos’è il reflusso gastroesofageo e perché si manifesta
Di norma quando mangiamo il cibo passa dall’esofago allo stomaco attraverso una valvola, lo sfintere esofageo inferiore, che si apre per far passare il cibo e si richiude immediatamente dopo che questo è passato nello stomaco. Se questo sfintere non funziona bene e si apre quando non dovrebbe, può capitare che parte del cibo ingerito torni indietro trascinando materiale acido nell’esofago. In questi casi si parla di reflusso gastroesofageo.
Entro certi limiti il reflusso gastroesofageo è fisiologico, nel senso che la quantità di acido che risale nell’esofago, soprattutto dopo i pasti, è limitata e non causa fastidi. La maggior parte delle persone ha infatti sintomi di reflusso, come bruciore di stomaco e rigurgito acido in gola, solo occasionalmente. Quando i disturbi sono invece frequenti (più di due volte alla settimana) e minano il benessere della persona si parla di “malattia da reflusso gastroesofageo”, che può essere associata o meno ad alterazioni della mucosa esofagea dovute alla presenza di acido.
Quando la durata e la frequenza degli episodi di reflusso aumenta e non si interviene con le cure adatte, l’acido cloridrico che refluisce può infiammare la mucosa dell’esofago, provocando esofagite da reflusso, erosioni e anche ulcere.
Quando viene trascurato, la complicanza del reflusso più seria è il cosiddetto esofago di Barrett, ovvero una trasformazione progressiva della mucosa del tratto inferiore dell’esofago che acquisisce le caratteristiche di una lesione precancerosa, che può a sua volta favorire la comparsa di un tumore esofageo.
Sintomi tipici e atipici del reflusso gastroesofageo
I sintomi del reflusso gastroesofageo in genere si dividono in tipici e atipici e possono
variare da persona a persona. I primi sono caratteristici della malattia e comprendono:
- bruciore di stomaco o dietro lo sterno, che a volte si estende fino alla gola
- rigurgito acido, che si verifica in seguito alla risalita degli acidi gastrici e del contenuto gastrico nell’esofago, nella gola e nella bocca.
I sintomi atipici compaiono in una minoranza di casi e sono più difficili da associare al reflusso. Tra questi rientrano:
- dolore al torace
- eruttazione
- nausea
- difficoltà a deglutire (disfagia)
- tosse
- raucedine
- infiammazione delle gengive ed erosione dello smalto dentario.
Le principali cause del reflusso gastroesofageo
Sono diversi i fattori coinvolti nello sviluppo del reflusso gastroesofageo. La causa più comune è rappresentata dal cattivo funzionamento meccanico dello sfintere esofageo inferiore. Altre possibili cause comprendono:
- anomalie della motilità gastroesofagea, per cui le contrazioni muscolari involontarie che guidano la massa degli alimenti lungo l’apparato digerente non consentono un adeguato svuotamento gastrico
- la presenza di un’ernia iatale, ossia la risalita di una piccola parte dello stomaco verso il torace attraverso il diaframma. Sebbene sia spesso associata alla malattia da reflusso gastroesofageo, l’ernia iatale può anche esistere in modo indipendente senza causare alcun sintomo.
Il reflusso gastroesofageo può essere favorito anche da altri fattori, tra i quali:
- abitudini alimentari e di vita non adeguate, per esempio una dieta ricca di grassi, il fumo, l’abuso di bevande alcoliche o caffè
- sovrappeso od obesità, in quanto la pressione sullo stomaco può indebolire i muscoli posti all’estremità inferiore dell’esofago
- gravidanza, sia per la pressione sullo stomaco dovuta alla crescita del feto sia per le variazioni ormonali che la caratterizzano
- stress
- indossare abiti aderenti o cinture strette
- assumere alcuni farmaci, come i calcio-antagonisti, i nitrati e gli antinfiammatori non steroidei.
Diagnosi del reflusso: test e accertamenti medici
Nella maggior parte dei casi, almeno in una fase iniziale, per la diagnosi di reflusso gastroesofageo si può fare riferimento ai sintomi avvertiti dal paziente e, per confermare il sospetto, può essere sufficiente la risposta positiva a una terapia con farmaci inibitori della pompa protonica. Quando invece il paziente non risponde alla terapia, manifesta sintomi da anni o presenta disturbi insoliti come perdita di peso o difficoltà nel passaggio di cibo nell’esofago è opportuno eseguire una gastroscopia. Questo esame permette di verificare lo stato della mucosa esofagea e di chiarire l’origine benigna o maligna di questi segnali d’allarme.
Infine, nei casi più complessi o con sintomi atipici può essere utile eseguire la pH-impedenzometria esofagea e alcune analisi del sangue.
Soluzioni non farmacologiche e non per alleviare il reflusso
Per contrastare il reflusso è fondamentale in primo luogo intervenire sullo stile di vita. In particolare si consiglia di:
- perdere peso se necessario, dal momento che sovrappeso e obesità sono un fattore di rischio per il reflusso
- aspettare almeno tre ore dall’ultimo pasto prima di coricarsi a letto
- mantenere una buona igiene del sonno
- elevare la testata del letto di 10-15 centimetri
- non fumare
- non indossare abiti stretti
- evitare fonti di stress.
Per contribuire al benessere della mucosa gastroesofagea può essere utile anche l’assunzione di integratori alimentari a base di sodio alginato (che è in grado sia di formare un gel viscoso che impedisce la risalita del contenuto gastrico, sia di inibire la produzione della pepsina, sostanza dannosa per la mucosa extraesofagea), e di ingredienti come la Musa paradisiaca, ovvero il frutto di banana che contribuisce al controllo dell’acidità e alla funzione digestiva, e l’estratto di Althea officinalis, pianta con proprietà emollienti e lenitive sul sistema digerente.
Se il medico lo ritiene necessario, per contrastare il reflusso gastroesofageo può essere indicata anche una terapia farmacologica che consenta di controllarne i sintomi e prevenirne complicazioni come l’esofagite e l’esofago di Barrett. Le cure per il reflusso possono includere farmaci antiacidi, inibitori della pompa protonica e antagonisti dei recettori H2.
Dieta e alimenti consigliati per chi soffre di reflusso
La dieta gioca un ruolo importante nel controllo dei sintomi del reflusso gastroesofageo. Quando la malattia è in fase acuta è utile evitare il consumo di alcuni alimenti che possono favorire il bruciore di stomaco. In particolare, nella dieta per il reflusso i principali alimenti da evitare o consumare con moderazione sono:
- cibi grassi
- cioccolato
- caffè
- pomodoro
- menta piperita
- alcolici.
Infine, è consigliabile ridurre il volume dei pasti e aumentarne la frequenza (mangiare poco e spesso), nonché evitare di sdraiarsi dopo aver mangiato.
Quando è necessario un intervento chirurgico per il reflusso gastroesofageo
In casi molto selezionati, qualora i farmaci non risolvano i disturbi o il paziente non desideri assumere medicinali per un lungo periodo di tempo, il medico può valutare il ricorso a un intervento chirurgico per il reflusso, la cosiddetta plastica anti-reflusso, in termini tecnici fundoplicatio laparoscopica, che ha l’obiettivo di ristabilire la funzionalità dello sfintere esofageo inferiore.