L’ernia iatale è una condizione piuttosto comune: in Italia interessa circa il 15% della popolazione generale, ma la percentuale sale con l’età, soprattutto dopo i 50 anni, tanto che arriva a riguardare la quasi totalità degli over 80.
Non tutti coloro che ne sono colpiti, però, se ne rendono conto, perché non sempre l’ernia iatale causa sintomi particolari. I meno fortunati si trovano invece ad affrontare disturbi per lo più di natura gastrica.
Cos’è l’ernia iatale e quali sono le sue principali tipologie
Si definisce ernia iatale l’anomala protrusione di una porzione di stomaco (la parte superiore) attraverso una naturale apertura presente nel diaframma, nota come iato diaframmatico.
Il diaframma è una struttura muscolare preziosa nella respirazione e posizionata in modo da fare da spartiacque tra addome e torace; l’esofago si trova principalmente nel torace e si congiunge con lo stomaco, che è invece posto nell’addome, passando proprio attraverso lo iato diaframmatico. In pratica, quindi, l’ernia iatale si verifica quando parte dello stomaco si sposta dall’addome al torace attraverso questa apertura.
Si distinguono sostanzialmente quattro tipologie di ernia iatale:
- tipo 1 o ernia iatale da scivolamento, che rappresenta la tipologia più frequente, presente nel 95% dei casi, nella quale la zona in cui lo stomaco si collega all’esofago, nota come giunzione gastroesofagea, scivola verso l’alto attraverso lo iato e poi scorre di nuovo verso il basso
- tipo 2 o ernia paraesofagea, caratterizzata dalla risalita della porzione superiore dello stomaco (chiamata fondo) attraverso lo iato ponendosi parallelamente all’esofago, formando quindi una protuberanza stabile accanto a esso
- tipo 3, ovvero una combinazione delle due precedenti tipologie, in cui sia la giunzione gastroesofagea sia una porzione dello stomaco si spostano nel torace
- tipo 4, la forma più rara ma anche più complessa, in cui attraverso lo iato risale non solo parte dello stomaco ma anche di un altro organo addominale (come l’intestino o la milza).
Cause e fattori di rischio dell’ernia iatale
L’ernia iatale si verifica in presenza di un indebolimento e un conseguente allargamento dello iato diaframmatico. A volte tale condizione è congenita, cioè presente sin dalla nascita, ma può anche comparire nel corso della vita in conseguenza di vari fattori.
Si ritiene per esempio che con l’avanzare degli anni il diaframma vada incontro a una perdita di flessibilità ed elasticità, con conseguente debolezza dello iato: del resto, come visto, con l’età, soprattutto dopo i 50 anni, la probabilità di sviluppare un’ernia iatale aumenta.
Anche traumi o interventi chirurgici che interessano la zona diaframmatica possono rappresentare un fattore di rischio. Più in generale, comunque, tutti quei fattori che producono un aumento della pressione interna alla cavità addominale possono logorare nel tempo il diaframma favorendo la comparsa di ernia iatale. Per esempio è stata dimostrata una relazione tra sovrappeso e ernia iatale. Altri fattori di rischio per la comparsa di questo disturbo sono:
- gravidanza
- tosse cronica
- vomito frequente
- stitichezza cronica (per via dello sforzo muscolare ripetuto per defecare)
- particolari pratiche sportive (come il sollevamento pesi).
Sintomi dell’ernia iatale: come riconoscerli
Un’ernia iatale, soprattutto se di piccole dimensioni, può essere asintomatica. Quando però causa dei disturbi, le manifestazioni tipiche sono connesse alla possibile comparsa di reflusso gastroesofageo, cioè alla risalita nell’esofago del contenuto dello stomaco e possono comprendere:
- bruciore di stomaco
- rigurgito acido
- difficoltà di deglutizione
- alito cattivo
- eruttazioni frequenti
- dolore al petto
- nausea (dovuta alla compressione dello stomaco)
- mal di gola e raucedine
- sensazione di sazietà e pienezza subito dopo mangiato
- fiato corto (in caso di ernie voluminose che comprimono i polmoni).
Possibili complicanze dell’ernia iatale possono dipendere dal reflusso acido a carico dell’esofago. In particolare, può svilupparsi un’infiammazione cronica (esofagite) che, a sua volta, può causare cicatrici che restringono il condotto (stenosi esofagea) o determinare modificazioni precancerose dei tessuti (esofago di Barrett). Altre complicanze più rare possono comparire se l’ernia resta compressa nello iato e possono includere: occlusione gastrointestinale, gastrite e ulcera gastrica o blocco dell’apporto di sangue (ischemia) nella parte compressa, tale da determinare la morte (necrosi) del tessuto erniato.
Diagnosi dell’ernia iatale: esami e procedure mediche
In presenza di sintomi che possono far sospettare un’ernia iatale, il medico in genere prescrive alcuni esami diagnostici strumentali, tra cui:
- radiografia con mezzo di contrasto del tratto digerente superiore, che consente di visualizzare eventuali anomalie anatomiche
- esofagogastroduedenoscopia, esame che, mediante l’uso di un endoscopio (lungo tubo dotato di telecamera) introdotto attraverso la gola, permette di osservare l’interno dell’esofago, dello stomaco e del duodeno
- manometria esofagea, che misura la pressione e l’attività dei muscoli esofagei e dello sfintere esofageo inferiore (o cardias, la cui tenuta normalmente impedisce il reflusso del contenuto gastrico), sia a riposo sia durante la deglutizione
- pH-metria, che misura il pH, cioè il livello di acidità dell’esofago, quantificando il grado di un eventuale reflusso gastroesofageo.
Soluzioni farmacologiche e non per l’ernia iatale
In presenza di sintomi, il primo trattamento consiste proprio nel cercare di trattare questi ultimi.
In particolare, per il benessere della mucosa gastroesofagea possono essere utili per esempio integratori alimentari che contengono il frutto di banana (Musa Paradisiaca), che contribuisce al controllo dell’acidità e alla funzione digestiva, l’Althea Officinalis, dall’azione emolliente e lenitiva sul sistema digerente, e il sodio alginato, che è in grado sia di inibire la pepsina (una sostanza dannosa per la mucosa extraesofagea) sia di formare un gel viscoso che impedisce la risalita del contenuto dello stomaco. Inoltre, se il medico lo ritiene opportuno può essere prescritta anche una terapia farmacologica in grado di neutralizzare rapidamente l’acido prodotto dallo stomaco oppure di ridurne o bloccarne la produzione: nel primo caso possono essere consigliati farmaci antiacidi, mentre nel secondo H2 antagonisti o inibitori di pompa protonica.
Modifiche dello stile di vita e alimentazione per l’ernia iatale
Per alleviare i sintomi di un’ernia iatale può risultare utile attuare anche alcuni cambiamenti nello stile di vita, a tavola e non solo, come:
- suddividere i pasti in porzioni più piccole, da consumare più spesso, per ridurre il volume complessivo gastrico e la pressione nello stomaco
- limitare il più possibile il consumo di caffè, cioccolato e alimenti troppo grassi, piccanti o speziati, che aumentano la secrezione di acido gastrico e/o rallentano lo svuotamento dello stomaco
- evitare di sdraiarsi subito dopo mangiato e dormire tenendo la testa leggermente sollevata rispetto al corpo.
Più in generale, in un’ottica di prevenzione dell’ernia iatale, è bene anche adottare misure che riducono la pressione intra-addominale, come:
- mantenere il peso forma e dimagrire se si hanno chili di troppo, soprattutto a livello addominale
- evitare di sollevare pesi
- smettere di fumare, in quanto il vizio del fumo può causare anche tosse cronica che contribuisce ad aumentare la pressione intra-addominale e a stressare il diaframma. Inoltre, esiste anche un legame tra fumo e reflusso: fumare contribuisce a indebolire il cardias e può irritare l’apparato digerente peggiorando i disturbi.
Quando è necessario un intervento chirurgico per l’ernia iatale
Ci sono casi in cui l’ernia iatale richiede il ricorso alla chirurgia. Può succedere in caso di sintomi che i farmaci non riescono in alcun modo ad alleviare, oppure se i medicinali causano importanti effetti collaterali o, ancora, se l’ernia è ad alto rischio di complicanze o ci sono già complicazioni importanti, come un restringimento dell’esofago o gravi infiammazioni.
L’intervento, noto come fundoplicatio, consiste sostanzialmente nel riposizionare la parte erniata nella sua sede naturale, quindi avvolgere e fissare la porzione superiore (fondo) dello stomaco attorno alla parte inferiore dell’esofago, creando una sorta di cravatta che va a restringere la giunzione gastroesofagea e a migliorare la tenuta del cardias, per impedire al contenuto gastrico di risalire. L’intervento, che può comprendere anche la riduzione dell’apertura iatale, quando possibile viene fatto in chirurgia laparoscopica, cioè accedendo alla zona da operare con piccole incisioni nell’addome attraverso cui si inseriscono una piccola telecamera e gli strumenti chirurgici.